I Narratori

SANTE CUTECCHIA  FRANCESCO MASSARO
CRP – Centro raccolta profughi
L’Appia attraversa una terra spesso calpestata da distrazioni collettive che generano luoghi dimenticati, degradati, invisibili, senza confini precisi, scrigni di memorie e di frammenti di vite. Il CRP di Altamura è uno di questi luoghi marginali, uno spazio indeterminato, invisibile. Un terrain vague non sicuro, stretto tra le periferie di due città, occupato da alcuni edifici in rovina che ha visto il passaggio di prigionieri di guerra, militari, partigiani slavi, esuli e senza tetto: un luogo di permanenza temporanea raccontato attraverso le fotografie di Sante Cutecchia e i paesaggi sonori costruiti da Francesco Massaro, Mariasole De Pascali e Walter Forestiere, con le letture di alcune testimonianze di chi quegli spazi li ha abitati.

SANTE CUTECCHIA
Sante Cutecchia utilizza la fotografia e il disegno per riconoscere i luoghi.

FRANCESCO MASSARO
Musicista, filosofo e libero docente di Patafisica, simpatizzante del movimento trappista, sopravvive da anni attaccato a un tubo di metallo con fori e tasti. Incline alla malinconia, colleziona e cataloga leggerezza e profumo di gelsomino.” (A. Rizzo)
SANTE CUTECCHIA  FRANCESCO MASSARO
MARIASOLE DE PASCALI
Conclusi gli studi accademici con lode si perfeziona con i maestri P. Zampini, M. Marasco, N. Mazzanti. Affronta lo studio dei repertori per piccolo e flauto contralto e di altre prassi esecutive, quali l’improvvisazione con i maestri G. Lenoci, S. Potts, E. Martusciello, D. Ledda, il flauto barocco con il M° L. Rizzello, la musica classica indiana con il M° H. Chaurasia. Interprete di prime esecuzioni assolute per i compositori A. Shkurtaj, B. Putignano, M. Mangia, G. Antonaci. Collabora con L’Istituzione Sinfonica Abruzzese, l’Orchestra Regionale della Toscana, l’Orchestra Sinfonica di Lecce, l’ Orchestra Nazionale dei Conservatori Italiani, la Trillo Flute Orchestra, suonando nei teatri Verdi di Trieste, Opera di Roma, Verdi di Firenze, Polski di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Budapest, sotto la direzione, tra gli altri, dei maestri F. Meloni, D. Rustioni, M. Stefanelli, R. Molinelli. Si esibisce in vari festival, tra i quali Maggio Festival di Firenze, Careggi in Musica di Careggi (Fi), Geografie del suono di Napoli, Flussi.eu di Avellino. Impegnata nello studio e la ricerca sul suono, attualmente collabora con il quartetto di avant- jazz “Bestiario” guidato da F. Massaro, con G. Lenoci e M. Ciccimarra.
SANTE CUTECCHIA  FRANCESCO MASSARO
WALTER FORESTIERE
Batterista, compositore, improvvisatore e sound artist.
Nasce a Bari il 14.06.1990. Nel luglio 2014 consegue la Laurea di I° livello in Musica Jazz, presso il Conservatorio N. Piccinni di Bari. E’ attivo come attento ricercatore ed esploratore sonoro nell’ambito delle musiche Altre, di matrice sperimentale, afro-americana, improvvisativa e creativa. Dal 2010 a tutt’oggi si esibisce in importanti festival e teatri quali Multiversal [EU], DAF Festival [CH], Flussi/Realityvism Festival [IT], Cavallerizza Reale [IT], Ex-Asilo Filangieri [IT] condividendo il palco con artisti nazionali ed internazionali quali Marshall Allen, Antonello Salis, Andrea Centazzo, Elio Martusciello, Daniele Ledda, Gianni Lenoci, Massimo De Mattia, Marcello Giannini, Jack D’Amico, Giovanni Cristino, Pasquale Calò, Dario Fariello, Francesco Massaro, Vito Pesce.
ANTONIO PASCALE
4 Lezioni Sentimentali
ovvero come smontare la parola amore. Antonio Pascale racconta l'amore attraverso 4 donne e 4 lezioni sentimentali, apprese o subite. Una divertente stand up commedy che, tra scienza e sentimento, ci parlerà del maschio alpha, della bellezza (a che serve la bellezza), dell'amore romantico e del perché le strade dell'amore sono spesso bagnate di lacrime.

ANTONIO PASCALE
scrittore, saggista, drammaturgo. Nato a Napoli nel 1966, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato diversi libri, ricordiamo la manutenzione degli affetti (Einaudi) scienza e sentimento (Einaudi) le attenuanti sentimentali (Einaudi) e le aggravanti sentimentali (Einaudi). Collabora con Corriere della Sera, Foglio, Mattino, le Scienze e l'informatore agrario. Ha un blog sul post ed è direttore del sito e della rivista Ottimisti e Razionali. E' stato l'intellettuale di servizio delle invasioni barbariche e autore televisivo di Pippo Baudo per l'edizione 2016/2017 di Domenica in.
Giacomo De Stefano
Il cammino interno incontro con Giacomo De Stefano - Man on The River, By fair means.
5.400 km attraverso le "strade liquide d'Europa"
Da Londra a Istanbul su una piccola barca a remi e vela, senza motore, per parlare di protezione delle acque, economie sostenibile e viaggiare lento.

Per secoli i fiumi sono stati il principale mezzo di collegamento tra civiltà e di approvvigionamento di acqua per l’uomo: non a caso quasi tutte le più grandi città sorgono sulle rive di un fiume. Oggi la maggior parte delle vie fluviali è abbandonata a se stessa, privilegiando altre vie di trasporto inquinanti e costose, e ancor peggio scaricando nei fiumi rifiuti e liquami sia urbani sia industriali che stanno portando ad una lenta morte di tutta la vita fluviale.
Con “Man on the River” ho voluto ridare centralità ai fiumi che attraversano l’Europa: partendo dal Tamigi, il canale della Manica, i canali francesi fino a Strasburgo, poi il Reno fino a Norinberga e successivamente nel Danubio, attraversando Vienna, Bratislava e Belgrado fino a sfociare nel Mar Nero, e di lì ad Istanbul per una durata di circa 6 mesi di navigazione ma due anni e mezzo considerando le soste gli incidenti e la malattia che mi ha colpito.
Sulla scia della sua barca, costruita sulla base della gift economy, come happening creativo nella Art Waiting Room di una famosa azienda italiana di design, ho provato a tracciare anche la via per un nuovo mondo, la strada per nuove opportunità economiche, una forma di turismo maggiormente rispettoso e sostenibile, riportando la voce di chi è riuscito a creare molto con poco, a generare economia e valore lavorando con la natura e non contro di essa, dimostrando che non solo si può viaggiare con poco e rispettare la natura, ma che questa forma di turismo è immensamente più ricca di emozioni e soddisfazioni.
Cambiare si può. “Man on the River”è stato un viaggio attraverso il cuore dell’Europa, sulle autostrade liquide che sono vita, da sempre; un cuore verde che cerca di sostituirsi ad un cuore nero e disattento. Forse malato. E cambiare si può!
Racconterò questi 5400 km di acqua e storie che ho raccolto con parole, immagini ed un documentario che Paolo Muran e Nicola Pittarello stanno montando. E della mia esperienza nel film Via Appia di P. De Falco

GIACOMO DE STEFANO
52 anni, attivista ambientale, navigatore semplice, comunicatore e filmmaker. Dopo una vita dedicata all'architettura ed all'arte si dedica da più di 15 anni ad una ricerca di nuovi modi di pensiero, di vita ed azione per sviluppare economie sostenibili e resilienti, legate alle vie di comunicazioni fluviali e marittime attraverso un viaggiare lento e pulito, principalmente a vela e remi.
Tra i suoi progetti Sulle Ali del Leone, CantoMediterraneo, Un Altro Po, Man on The River, Volta Mallorca, Man on the Snow, 6000 km in bicicletta (di legno)sci (di legno) e kite da Majorca a Capo Nord. Vive sulle acque d'Europa in una barca di legno di quasi 100 anni.
Recentemente è stato nominato dalla rivista internazionale Classic Boat Person of the Year 2013, primo non anglosassone a ricevere tale riconoscimento.
RuDeRI “In/Out” (a cura dell’Associazione RuDeRI) ,
L’installazione che verrà realizzata in estemporanea nel convento di S. Sofia intende accogliere i partecipanti di Appia Scena No Made che – proprio come hanno fatto i pellegrini, i viandanti e i mercanti che per secoli hanno attraversato il Sud Italia – abiteranno questo luogo temporaneamente. Una traccia, un crocevia, una sosta. A tratti visibile, a tratti sotterraneo, che collega il dentro con il fuori, lo straniero con l'autoctono, permettendone il reciproco riconoscimento, lo scambio e la trasformazione. Per la sua realizzazione verranno usati materiali semplici, poveri e di riuso, che non aggiungano altro a un paesaggio già denso e fragile ma piuttosto facciano entrare i partecipanti in interazione profonda con il paesaggio delle gravine, esprimendo la complessità del rapporto tra l'uomo e il suo ambiente attraverso la valorizzazione dell’esistente, meticciando ed entrando in relazione organica con la rete di relazioni e di elementi naturali e culturali in cui il convento di S. Sofia è immerso.

Giacomo De Stefano
MARIO FESTA
Mario Festa, architetto, da anni è attivo nella ricerca e sviluppo di progetti interdisciplinari, che coniugano arte contemporanea, progettazione paesaggistica, architettura sostenibile e design ecosistemico per dare una lettura più organica delle problematiche del territorio, soprattutto di aree interne e marginali. Tra questi “Azione-Matese – Villaggio dell’Arte” uno dei progetti più importanti di Landart in Europa, realizzato nel Parco Regionale del Matese, che ha visto il coinvolgimento di cinque comuni dell’alto casertano. Nel 2012 ha fondato l’associazione Rural Design per la rigenerazione dei territori (www.ruderi.org) di cui è Presidente.
Associazione RuDeRI
L’associazione Ru.De.Ri (Rural Design per la Rigenerazione dei Territori) promuove pratiche e interventi finalizzati alla valorizzazione dei contesti rurali, ponendo le attività legate all’agricoltura e all’artigianato al centro dei processi di rigenerazione territoriale. L’azione di Ru.De.Ri si ispira ai principi del Rural Design per ampliare il campo classico della progettazione basato sul paradigma urbano e inglobare il concetto di paesaggio, nella sua accezione non solo estetica e produttiva ma anche ecologica e scientifica, come risultato della co-evoluzione di sistemi ambientali ed attività umane. Al centro dei progetti di Ru.De.Ri vi è la ri-valutazione e ri-definizione di concetti chiave come quello di ‘territorio’ e di ‘identità’, per ri-configurare il senso della storia e della cultura produttiva come processi aperti, in atto, e non oggetti stabili e preconfezionati nelle loro interpretazioni.
Tra le più recenti attività intraprese dall’associazione ci sono la partecipazione a Biennale Urbana: “Young people and Place Making” (Lido di Venezia, 2016), International Wine Symposium “Vins, vignes et vignerons: passaggi, messaggi et métissages” (Tolosa, Francia, 2015), “Countdown International Design Platform” ( Bolzano, 2012); l’organizzazione di eventi e residenze artistici in borghi rurali: Ri-creare Guardia e Infrarossi (Guardia Sanframondi, Italia, 2014 e 2015); “I Nidi di San Lorenzo Maggiore” (San Lorenzo Maggiore, Italia, 2015) Sassinoro Paese dell’Acqua, VIII edizione (Sassinoro, Italia, 2015), RuralArt / la rivoluzione del filo di paglia (Lusiana, Italia, 2017 in collaborazione con il gruppo Vaghe Stelle; la realizzazione di laboratori che utilizzano materiali naturali e scarti dell’agricoltura: “Architetture viventi: costruire con canne palustri e bamboo”, progetto Bakeka 1621, Venezia; “I giardini in movimento di San Potito”, realizzato nell’ambito del “Fate Festival 2015”, San Potito, Italia, laboratorio per la realizzazione di un padiglione con l’utilizzo dei sarmenti, realizzato in occasione della manifestazione “Cantine Aperte”, Guardia Sanframondi, Italia, laboratorio per la realizzazione di una casa unifamiliare in legno e paglia, Villa Convento, Italia.
L’associazione ha partecipato a diversi progetti (italiani e internazionali) e gruppi di lavoro sui temi della rigenerazione rurale, innovazione sociale, bio-architettura e design ecosistemico: Perspective, INSITE, Italia che cambia, etc. Inoltre, RuDeRI ha una lunga relazione con la zona territoriale del Parco Regionale del Matese. Alcun soci fondatori sono stati infatti tra i promotori di uno dei primi progetti culturali immateriali della Regione Campania: “PAEseSAGGIO – Azione Matese” (finanziato con fondi POR 2000-2006) che ha ricevuto importanti riconoscimenti a livello internazionale.

 

Alfonso Melillo

Alfonso-Melillo
Consulente ambientale, con particolare riferimento alla gestione dei rifiuti che affronta quotidianamente in ogni suo aspetto. Ha notevoli esperienze di microbiologia applicata al riutilizzo degli scarti agricoli, alla depurazione dei reflui (domestici ed industriali) ed al compostaggio dei rifiuti organici, mediante Microrganismi Efficaci. E’ convinto che la gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti, non può e non deve prescindere dall’autonomia operativa dei territori, da sistemi socio-organizzativi che partano dal basso e da soluzioni che privilegiano processi di riutilizzo e di recupero totale della materia

Giuseppina Lavorgna

Giuseppina-Lavorgna
Laureata in pedagogia ha sperimentato, quasi per gioco, la coltivazione della Luffa; una spugna vegetale ottima da utilizzare in cosmesi, in edilizia, in medicina e in vari altri settori.
L’amore per la vita di campagna e per il paesaggio, l’avvicina all’ortoterapia clinica, pratica non ancora riconosciuta come terapia occupazionale in Italia, rispetto al resto d’Europa; il semplice contatto con la terra trasmette a qualsiasi individuo benefici cognitivi, fisici e psicosociali.
Oltre a promuovere e condividere il nostro piccolo orto sinergico, ha curato anche progetti di orticoltura applicata all’infanzia e ad altre categorie sociali sensibili.

Melania Cermola

Melania-Cermola
Architetto e socia di RuDeRi , per diversi anni ha lavorato nel campo degli eventi come consulente della Fondazione Campania dei Festival, curatrice e responsabile allestimenti del Padiglione Italia per il World Urban Forum 2012, e assistente al coordinamento tecnico per l’America’s Cup del 2013 a Napoli.
Contemporaneamente ha continuato l’attività professionale approfondendo le tematiche relative alla riqualificazione dello spazio pubblico.
Attualmente, la sua ricerca progettuale è rivolta al recupero e alla valorizzazione del paesaggio rurale delle aree interne nell’ottica della sostenibilità e della progettazione sistemica.
Giacomo De Stefano
“In itinere” (a cura di Valentina Anzoise)
In itinere prende le mosse da una pratica aperta e collaborativa inizialmente sviluppata da un collettivo di ricercatori (Anzoise, Natali e Mutti) e artisti (Exposed project) animati dalla volontà di realizzare dei racconti collettivi, transmediali e non lineari sulle percezioni legate agli attraversamenti dei paesaggi. Ovvero, tanto le trasformazioni che attraversano i paesaggi in seguito a determinati eventi o alla presenza/costruzione di particolari spazi, quanto le trasformazioni intime di coloro che questi paesaggi attraversano e abitano, anche solo temporaneamente, e che con il loro stare, andare, osservare e interpretare contribuiscono alla loro riproduzione, risignificazione e cambiamento. Nel contesto di Appia Scena No Made artisti, camminatori, studiosi e pubblico saranno invitati a prendere parte a una mappatura fisica, emotiva e simbolica del paesaggio di Gravina di Puglia che è stato plasmato (anche) dagli attraversamenti della Via Appia.

VALENTINA ANZOISE
sociologa, oltre all’attività didattica e di ricerca accademica ha partecipato a diversi progetti sui temi dello sviluppo locale sostenibile, i processi di innovazione e la percezione dell’ambiente e del paesaggio, insieme a comuni, fondazioni, associazioni e collettivi artistici. Attualmente vive tra l’Italia e la Cina, dove sta sperimentando approcci partecipativi tanto nell’attività di ricerca che nella progettazione per studiare i cambiamenti delle frange urbane a seguito della rapida urbanizzazione.
Dal 2014 è Presidente del Research Committee di Sociologia Visuale (RC57) dell’International Sociological Association (ISA) ed è co-fondatrice dell’associazione Rural Design per la rigenerazione dei territori.
PAOLO DE FALCO
VIA APPIA
UN FILM DI PAOLO DE FALCO

Durata 1h 55’- Formato HD 16:9
Anno di produzione 2010
in concorso al 28° Torino Film Festival
fuori concorso Panorama Bif&st di Bari 2011
evento speciale fuori concorso XII Festival del Cinema Europeo di Lecce
in concorso a ViaEmiliadocfest 2011
rassegna Fata Morgana C.A.M.S. di Cosenza 2011
in concorso per la fase finale del Doc/it Professional Award, premio attribuito dalla categoria professionale al miglior documentario dell’anno 2011.
in concorso al Festival della Letteratura di viaggio di Roma

Antonio Pascale, Giacomo De Stefano e Bruno Ostuni ovvero un noto scrittore-intellettuale che ha una formazione scientifica e che riflette ossessivamente sul paese e su se stesso, un navigatore solitario, definito l’uomo dei fiumi, in preda ad una crisi religiosa, un ferroviere che guida i treni ed è amante dei cavalli e dei paesaggi.
Tre personaggi reali che viaggiano nel sud seguendo più o meno precisamente e volontariamente la vecchia via Appia, mentre i loro percorsi si incrociano fisicamente e idealmente e vivono uno stesso progressivo abbandono alla natura più incontaminata.
L’Appia dunque, questa mitica strada che congiunge Roma con Brindisi, diventa uno scenario ancora possibile di un viaggio in Italia, un viaggio nel sud, un percorso “inconscio” che risucchia le inquietudini e la voglia di vivere dei tre personaggi offrendo loro scoperte e sensazioni profonde.
Viaggeranno in modi diversi e con mezzi diversi: il primo comincia con la macchina per poi affidarsi ai treni delle Appulo lucane e finire a piedi, sperduto nella campagna insieme ad una giovane archeologa; il secondo arriva in treno in un piccolo convento dell’Irpinia orientale dove trova nel bosco sottostante il fiume Calore, iniziando così un viaggio meraviglioso e durissimo lungo i fiumi del sud, in compagnia di una barca trascinata testardamente fino al mare attraverso una lotta sfibrante con la scarsità d’acqua. Il terzo guida i treni ed è padre di quattro figli maschi. Con loro condivide l’amore per i cavalli e insieme si perdono nei paesaggi più remoti e selvaggi del sud come indiani d’altri tempi.
In mezzo Cairano, un piccolo paese dell’Irpinia orientale, che si sta progressivamente spopolando e che ospita una manifestazione organizzata da intellettuali del sud, tra cui Franco Arminio, un altro scrittore-paesologo, come lui stesso ama definirsi.
Una sorta di raduno poetico e programmatico per costruire una comunità (denominata provvisoria) capace di abitare creativamente il sud e che sceglie proprio Cairano, un paese sospeso nel tempo come nello spazio, data la sua posizione in cima a una montagna, per “portare” lassù parole teoriche forse vane ma anche azioni concrete rivoluzionarie.
Un film, dunque, che, su una base documentaristica, crea un percorso narrativo intenso e metaforico, in un’atmosfera che immagini e suoni concorrono in eguale misura a rendere onirica. E che restituisce durante il viaggio anche dei sogni forse emblematici, il cui potere viene affidato ad un lavoro profondo dello spettatore.

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CANNONE
PAOLO DE FALCO regista di cinema e teatro. Attore, performer, musicista, fotografo. Scrittore.
Artista complesso e cosmopolita ha studiato e lavorato in diversi paesi.
Comincia il suo percorso nel 1986 come attore e musicista. Poi, nel 1990, inizia la sua attività di regista fondando Grad zero, che si dedica a progetti multidisciplinari e alla pedagogia creativa.
Dal 2005 si occupa principalmente di cinema realizzando diversi film documentari in giro per il mondo e creando l’Archivio liquido dell’identità.
I suoi spettacoli e film hanno partecipato ai più importanti Festival e rassegne italiane e internazionali. Da poco è tornato alla musica realizzando il disco Like water in the bucket che lo vede collaborare con alcuni tra i più importanti jazzisti italiani.
www.paolodefalco.it
CANNONE
Tutto quello che vuoi
L’Europa, ancien continent, sepolcro di narrazioni, ci vuole eternamente viaggianti. Non mi piace. Voglio tornare a casa.
Si spostano i popoli con le loro storie di sempre. Si può cercare di saperne di più di questi uomini e di queste donne.
C’era pochissima luce quel giorno ma bastò per ricordarci chi eravamo per loro. Schiavi. Eravamo tutti schiavi. Ecco la frusta, ecco lei che ci fa paura e voi come noi, pieni di incomprensione del mondo.
Ce la caveremo?
All’improvviso qualcuno mi scosse la spalla indicandomi un corpo voluminoso che emergeva a tribordo e per la prima volta in vita mia assistetti ai vigorosi salti di una balena, una splendida balena bianca.
Ero vivo.

JELLY AMAR ATMA
nasce a Gravina in Puglia ed è un’operatrice culturale, performer, attrice, formatasi a Roma nell’ambito del Teatro di Ricerca e Innovazione, con i maestri e le maestre dell’Avanguardia Teatrale. Ha lavorato nel teatro professionale di Foggia e oggi conduce la sua attività con “ LA CUMANA - action “, “ IL TAO DEL TEATRO “ e “ SACRO VENTRE”, progetti con cui radicare pratiche comunitarie attraverso parole e azioni teatrali, cucite a immagini poetiche, nate dal contatto con la natura e la cultura della sua terra.nterattiva.
CANNONE
Le Case di Asterione
Un testo che mette in scena il conflitto estremizzato tra chi va e chi resta , il viandante e l’abitante del luogo. Un personaggio chiede ad un altro di restare fermo con lui per sempre, l’altro invece vuole andare e non legarsi a niente e nessuno.
Pensando alla Puglia ci piace pensare al passaggio dalla preistoria all’età del bronzo, il momento in cui dal nomadismo si passa alla stanzialità e si costruiscono case, si coltiva la terra, si alleva il bestiame, si seppelliscono i morti e si costruiscono utensili. Un passo di Strabone racconta come la Puglia sia stata colonizzata dai cretesi, con tre Re che hanno formato la Daunia , la Messapia e la Peucezia : ecco che ci viene in mente il conflitto tra il Minotauro e Teseo, tra la casa del Minotauro – Asterione ( il palazzo di Cnosso) e le rotte percorse da Teseo nel mediterraneo. Borges nel 1949 ha intitolato LA CASA DI ASTERIONE un suo racconto dove è il Minotauro a raccontare la sua versione dei fatti.
Le Case di Asterione - Viandanti dell’Appia non è un trattato scientifico ma una operazione poetica, ovviamente, che si origina da piccoli accidenti della biografia dell’autore: una storia di amore impossibile, la prima regia , la terra di origine ; è uno spettacolo in fase nascente: tre attori e un narratore- l’autore stesso- mostrano oggi al pubblico i materiali per una messa in scena futura.
Abbiamo spostato Cnosso in Iapigia (Puglia) sulla via Appia Traiana, moltiplicandolo per quattro , quattro stazioni che si susseguono : Aecae (Troia), Herdoniae (Orta Nova), Kearunaia (Cerignola) , Canusium e Rudiae (Canosa e Andria).
E’ tutta una faccenda di contrasto tra istinto animale e mente raziocinante. Il Mito fa soccombere l’istinto purtroppo…

RICCARDO CANNONE
dopo la maturità classica si laurea con lode al DAMS di Bologna con una tesi su Jean Genet. Ha lavorato come attore nel teatro di ricerca (TNE - di Luigi Gozzi); come autore ha scritto e diretto alcuni spettacoli teatrali; come professore a contratto ha tenuto laboratori di teatro per l’università (Taranto). Come regista di cinema ha al suo attivo un mediometraggio, alcuni cortometraggi e documentari. Ha lavorato nel cinema come scenografo ( Piccioni, Grimaldi, Amelio) e come aiuto regista (Piccioni, Bernini, Soavi, Argento). Nato ad Andria ha curato una pubblicazione sul celebre castrato andriese Carlo Broschi (Farinelli) e sul regista andriese Giorgio Pàstina.
FABIO DE PALMA
FABIO DE PALMA
Nato a Trani nel 1988. Diplomato come attore presso il CUT- Teatro Statale dell’Umbria , Perugia 2010, formatosi come Giovane Burattinaio presso il Teatro Casa di Pulcinella di Bari (2013), formatosi con il progetto Y.A.F.E. (Young Artist For Enviroment, 2014). Studente di Cultura Teatrale presso l’università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Ha preso parte a : Flaneur di Riccardo Cannone; Di…sfida in commedia, di Gianbattista Rossi; La Bella Addormentata di Paolo Comentale; Capitano Ulisse di Giulio Diomede/Elena Polic Greco; La Dodicesima Notte di Jenny Lipman. Aiuto Regia in I Mignunari: storia di ragazzi randagi, di Claudio Suzzi; assistente alla regia in L’Isola che non c’è … aspettando Peter di Elisabetta Tonon.

LUIGI DI SCHIENA
Andria 1993. E’ attore in teatro, prima nel Teatro del Viaggio, poi con la compagnia Il Gioco dei Folli, per la quale è anche autore ; cinema - tra i lavori più importanti la produzione angloamericana Jesus VR-The story of Christ ; televisione, per cui interpreta il tiratore "Bossi" nella serie Il Capitano Maria in programa su Rai 1 nella prossima primavera. Protagonista di numerosi cortometraggi, è attore in Flaneur di Riccardo Cannone. Dal 2017 è autore pubblicitario. Laureato con il massimo dei voti in Lettere Classiche, è prossimo alla magistrale in Filologia Classica.

GIOIA MONICA GUGLIELMI
Attrice in Flaneur di Riccardo Cannone; ha collaborato con Michele Sinisi al laboratorio teatrale su Caligola di Camus. Psicologa clinica e psicodrammatista, laureata a Chieti; la sua formazione è avvenuta tra Chieti, Lecce, Roma, Belfast. Svolge un lavoro di ricerca sulla preparazione del ruolo per gli attori. Ha un blog Etichette? No , grazie e scrive di Teatro per Odysseo, testata online. Si occupa di prevenzione al suicidio con il progetto Momo e cura progetti per la prevenzione del disagio mentale. E’ responsabile del movimento Agende Rosse che si occupa di antimafia.
ROCCO GIOVE
Da alcuni anni ROCCO GIOVE percorre il PAESAGGIO LUCANO rigorosamente a piedi, seguendo i suoi più riposti sentieri alla scoperta delle varietà e ricchezze delle sue strutture geologiche, delle sue morfologie e dei segni della sua sofferta e millenaria storia di antropizzazione.
Un mite Rumiz lucano che fa dei piedi dei “nobilissimi organi di senso”. Ma la differenza sostanziale è che mentre il primo percorre la penisola italiana seguendo quella che è la linea stradale forte e indelebile tracciata dalla Roma caput mundi, la via Appia, Giove si perde nel reticolo anonimo di frastagliati tratturi e strade vicinali, creati e calpestati da generazioni di contadini, pastori e gualani, immergendosi totalmente nei paesaggi che percorre.
Rocco Giove, con la sua intelligenza fotografica e la capacità di rallentare il tempo, riesce a focalizzare l’attenzione sugli elementi salienti del paesaggio per trasmettere emozioni che attraversano i sensi.
Oggi, dopo anni di scatti fotografici, frutto di metodici appostamenti atti a catturare il paesaggio in particolari atmosfere dettate dalla fase vegetazionale e dalle sfumature della luce nelle diverse ore del giorno, Rocco Giove ha raccolto un patrimonio di immagini in grado di rappresentare il palinsesto completo dell’eredità culturale che connota i paesaggi lucani.
Un vasto paesaggio dalle tinte forti e contrastanti, disseminato di rade vegetazioni o casolari incastonati tra le trame di un tessuto di terra dove è possibile scorgere i segni marcati dell’uomo la cui presenza è celata dietro le tracce del suo lavoro.
Questa mostra vuole dare solo un piccolo saggio della sterminata serie di immagini frutto del lavoro di un uomo innamorato del suo territorio che attraverso i suoi scatti cerca di cogliere la geomorfologia di base, la texture vegetazionale, i segni dell’antropizzazione, a volte rurale e a volte urbana. Il tutto immerso in un cielo tumultuoso o tinteggiato di colori monocromatici catturati dall’autore per suscitare nell’osservatore lo stesso pathos provato nel momento dello scatto.
Quella di Rocco Giove è una rappresentazione autentica e sincera della insospettabile varietà e qualità del paesaggio lucano e delle grandi emozioni che è in grado di trasmettere. Un invito a percorrere il suo territorio attraverso il reticolo dei suoi sentieri e a lasciarsi incantare dalla sua bellezza.
Il lavoro di indagine e rappresentazione di Rocco Giove è un costante work in progress che registra con pazienza le trasformazioni del paesaggio per salvaguardarlo e trasmetterlo come corposa eredità a tutti coloro che avranno la curiosità di avvicinarsi ad un patrimonio ricco di storia e di fascino.

ROCCO GIOVE
(Matera 1971). Topografo, fotografo;
da sempre custodisce in sé la passione per il paesaggio e per tutto ciò che ha il gusto della lentezza e della leggerezza. Instancabile camminatore, ha attraversato gran parte della Basilicata percorrendo a piedi reconditi sentieri, articolati tratturi e strade vicinali per poter cogliere ed esaltare i molteplici volti della sua terra.
Grazie al suo attento occhio d’artista sensibile ed introverso, ha realizzato mostre tra Matera, Trieste, San Pietroburgo diventando ambasciatore del territorio lucano oltre regione. La sua continua voglia di sperimentare e perfezionarsi lo vedono protagonista di un continuo lavoro introspettivo che rimanda a nuovi appuntamenti ricchi di altrettanti emozioni visive.
VAGHE STELLE
CAMMINAMENTO N°2 // STRANIERO
a cura di Vaghe stelle in collab. con Marcello Benevento
Provenendo dal profondo nord (Vicenza) porteremo il nostro sguardo straniero chiedendovi di condividere un percorso che coinciderà con il nostro spaesamento. Vi inviteremo a seguirci in un itinerario che ci troveremo quasi ad improvvisare, a radicare nel presente, confidando negli imprevisti, affidandoci ad incontri più o meno fortuiti, portando delle domande e sperimentando nuove visioni. Lo faremo su due piedi, camminando in gruppo.

Vaghe stelle/territori su due piedi è un progetto dell’associazione e gruppo di acquisto solidale EQuiStiamo; nasce nel 2012 per promuovere l’indagine sulle nuove economie e l’esplorazione lungo la fascia pedemontana vicentina, attraverso territori marginalizzati posti tra la pianura urbanizzata e la montagna. Vaghe stelle propone il viaggio a piedi in gruppo come gesto di cura, atto fecondante, pratica di attivazione e rigenerazione capace di produrre nuove conoscenze.
VAGHE STELLE
riunisce una trentina di persone molto eterogenee tra di loro per età, professione e competenze. I cammini sono pensati come un’esperienza di registrazione collettiva che si caratterizza per l’apertura a nuove idee, suggestioni, punti di vista ma che induce ad un pensiero concreto, a tenere assieme, a fare sintesi. Le discipline e i saperi tecnici legati alla progettazione e gestione del territorio vengono sollecitati a dialogare con chi amministra e con gli operatori locali, confrontandosi anche con le percezioni, le emozioni e i desideri.
Oltre che un cammino di ricerca Vaghe Stelle è anche un piccolo festival itinerante che coinvolge attori, artisti, musicisti e performer chiamati a dialogare con i paesaggi, le comunità e le diverse situazione che ci troviamo ad attraversare e provocare.
Parallelamente all’esplorazione dei dintorni (l’alto vicentino) Vaghe stelle collabora con altre realtà dell’Italia interna che, al di là della distanza, sentiamo vicine e con le quali vogliamo perseguire delle iniziative e delle politiche comuni, immaginando nuove geografie del lavoro, dell'abitare e dell'arte di vivere.
MATARRESE
Dove Sei?
Un viaggio disperato alla ricerca dell’infanzia dell’uomo, attraversando visioni profetiche e scenari apocalittici. Un’invocazione alla Storia, che muove dalle storie, verso la comprensione della follia dei nostri giorni.
"Dove sei ?" è un’opera audiovisiva sperimentale, scritta in versi su un pentagramma per dar vita a personaggi tormentati nella polvere di questa terra.

MASSIMILIANO COSI
La formazione classica mi ha condotto sulla via dei racconti passati finché l’incontro col linguaggio visivo del cinema e della video arte non hanno scatenato l’esigenza di dar voce al presente, attraverso la sperimentazione di un lessico umanistico contaminato dalla tecnologia. Nasce così Bloodynose, un gruppo di ricerca nel campo delle arti visive, con particolare propensione all’espressione cinematografica, di cui sono fondatore, direttore artistico e regista.
SCRIMIERI
Si cammina… si cammina… si cammina…, in gruppi sempre più numerosi, per antiche strade quasi distrutte, si attraversano paesaggi naturali devastati, ci si aggira tra resti archeologici e rovine di un passato tanto remoto quanto spesso sconosciuto.
A quali esigenze risponde questo fenomeno ormai di massa?
Come coniugare la ‘mitizzazione’ del passato, la ‘nostalgia’ di tradizioni e culture di comunità disgregate, la ‘retorica’ estetizzante delle rovine e dei paesaggi naturali con la ‘distrazione’ dello sguardo dinanzi alle immagini delle rovine del nostro presente, vicino e lontano, con l’indifferenza dinanzi a quello che la politica fa male o non fa? Con la persistenza di comportamenti egoistici, ancora troppi, complici e responsabili di tante brutture e dissesti?
Potrà qualcosa di vitalmente nuovo accadere nella dimensione sensoriale, psichica, mentale e, quindi, comportamentale di alcuni, almeno, tra i tanti camminatori?
Affinchè questo accada, può essere utile progettare ‘cammini di conoscenza’, elaborando percorsi di guida a sviluppare cognizione di sé nell’incontro e in una relazione creativa con il mondo esterno presente?
Per immaginare, creare, salvare il futuro nel presente.

RITA SCRIMIERI
Laureata in Filosofia, ho insegnato con passione Storia dell'arte (Matera, Lecce e, fino al pensionamento, Milano). Impegnata nella ricerca didattica e formativa, ho teso a valorizzare l'impegno individuale degli studenti in una pratica operativa di gruppo.
Ho dedicato 8 anni di studio alla realizzazione di un ponderoso manuale disciplinare per Istituti Superiori e Università, da me progettato, formando un gruppo di 22 collaboratori esperti.
Curo mostre e cataloghi solo se condivido il senso di una ricerca.
Convinta del valore sociale dell'operare, mi sono impegnata in associazioni e progetti culturali che ne fossero informati, come è il caso di Scena no made.
MATARRESE
Il suono della terra (Sound of the land)
Il percorso, la traccia, il solco. La necessità di una meta, di una prospettiva, e la sua traslazione nel tragitto.
La ricerca dell’identità. La via. Le sue declinazioni che mutano nel tempo.
Il movimento nello spazio che diventa movimento nel tempo e negli strati della storia.
Il suono della terra (Sound of the land) è un’installazione sonora immersiva, un’opera site specific concepita per Scena Nomade, che utilizza l’Ex Convento di S. Sofia (Gravina in Puglia) non solo come spazio ma come strumento sonoro.
L’opera è prodotta da archivio liquido dell’identità.

ROBERTO MATARRESE
è producer, sound designer, ingegnere del suono e musicista polistrumentista. Fonico storico della band La Fame di Camilla, come ingegnere del suono, producer e responsabile audio lavora per numerosi progetti, collaborando anche con varie etichette discografiche italiane (tra cui Universal Music, Sugar Music, Rai Trade, Carosello, Gerbera Produzioni). Attivo anche nell'ambito dell'arte contemporanea come sound designer e programmatore per installazioni interattive, collabora con diversi artisti contribuendo alla realizzazione di opere esposte in importanti musei italiani ed europei (come il Maxxi ed il Macro a Roma e la Kunsthalle di Goppingen in Germania etc). Nell'ambito della danza, ha collaborato con il violoncellista P. Salvatori e il pianista D. Morga nella stesura di un brano poi utilizzato da M. Campagnani e da R. Bolle (in “Prototype”). Milita attualmente nelle band Buckwise e Last Call To Honolulu. Fa parte del collettivo artistico Factor Hill, gruppo di artisti eterogeneo che unisce musica elettronica, danza contemporanea, visual art e arte interattiva.
Vito Maiullari
NUVOLE DI PECORA
LEVATI LE SCARPE, CHIUDI GLI OCCHI E CAMMINA.
Il tappeto è un invito a ritornare alla percezione di emozioni tattili e odori antichi. Può essere guida, "luogo" di preghiera, esortazione giocosa a camminare su queste nuvole, che la tradizione da secoli assimila a greggi. L'opera va fruita a piedi nudi e ad occhi chiusi per imparare a conoscere attraverso il con-tatto.

VITO MAIULLARI,
scultore e docente presso l'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria.
Nato a Torino nel 1961, vive ad Altamura.
Con il suo poetico lavoro sulla pietra, riaccende nell'arte l'esigenza dell'impegno etico. Radicato nel suo territorio e fedele alla sua terra, la Murgia, è altresì appassionato di speleologia e di filosofia, si interessa di architettura, design e musica.
Tra le sue numerose opere e provocazioni, sono da ricordare "Architettura sonora", strumento musicale costituito da stele di pietra che suonate sprigionano il suono del tempo; "Pecora poltrona", una seduta a forma di pecora, docile animale che, essendo stato per secoli fonte di guadagno, si riappropria della scena sottrattale dal salotto, divenendo essa stessa poltrona; "Pecora fotovoltaica", "Fossile contemporaneo", per citarne solo alcuni.
MATARRESE
La casa sospesa sul ponte
A volte, basta una stanza con una finestra sull’infinito per ritrovarsi a un crocevia dove corpo, mente e anima si scambiano continui input che possono invertire la direzione dell'essere.
Elementi simbolici tra memoria, luoghi dell'anima e oggetti, che abitano il quotidiano, diventano narrazione sul filo del funambolo, che rischia costantemente il suo equilibrio precario.
La donna, unico tramite tra l’uomo e Dio (Dante), trascende il suo tessere e resta sospesa sul filo, spinta dal vento che soffia, mentre un'aura suggerisce la via..."

AURORA MALETIK
Aurora Maletik, vive in Puglia, ha origini croate con influenze iberiche, un mix di etnie che hanno influenzato il suo stile mitteleuropeo. La grande passione per le arti visive ha portato la Maletik ad affinare il suo gusto estetico nella foto d'arte, in uno stile narrativo e filmico ricercato e in continua evoluzione. Predilige il bianco e nero, ma spesso si lascia rapire dalle esplosioni di colore che rendono le sue opere quasi vive. Sin dalla tenera età, ha cominciato a fotografare soggetti femminili, creando scenografie e travestimenti, dipingendo per loro con la luce. La passione per il cinema, evocata nei suoi fotogrammi, è filtrata dal suo mondo onirico, in cui ama inoltrarsi, assecondando il desiderio di fuga dal quotidiano per essere sempre altrove. Spesso si ritrova a essere lei stessa protagonista delle sue opere fotografiche e a fare di questa incessante ricerca lo scopo e l'impegno di tutta una vita consacrata alla bellezza e all’arte.
MARCELLO BENEVENTO
MARCELLO BENEVENTO
Nato nel 1971 a Gravina in Puglia è un Operatore dei Beni Culturali, con una innata passione per l’Arte e i Paesaggi.
Da sempre “nomade” nell’animo, dopo aver girovagato per qualche anno, oggi lavora come Direttore Tecnico di Murgia Tour a Gravina, un tour operator di incoming per Puglia e Basilicata che dedica ampi spazi al turismo lento e esperienziale e al supporto per Produzioni TV, Cinema ed Eventi.
Ha lavorato diversi anni nel settore della Comunicazione e Marketing del Territorio.
Si è impegnato per molto tempo nell’associazionismo, con il collettivo Siamo Tutti Tufi, portando a Gravina (dalla Biennale di Padova) la Mostra Internazionale “Superurbano, Rigenerazione Urbana Sostenibile” e organizzando numerosi convegni e workshop sul tema del territorio, del senso dei luoghi, del Bene Comune come Patrimonio e dei Processi di Comunità. E’ proprio la relazione tra Comunità e Patrimonio al centro dei suoi interessi.
Altre sue passioni sono il Cinema e la Musica, che ha tradotto nel lavoro collaborando da Freelance come Location Manager con importanti produzioni del Cinema - ultimo il film di Garth Davies (già regista di “Lion”) “The story of Mary Magdalene” – e con eventi musicali affermati, quali il Bari Jazz Festival e il Mondo Beat Festival.
Olivieri
GIUSEPPE OLIVIERI,
58 anni, è nato e vive a Gravina in Puglia, terra di confine con la Lucania.
Educatore presso una comunità riabilitativa per pazienti psichiatrici da 35 anni, ama fotografare la luce, i colori, le curve, le suggestioni della sua terra.
ATTOLICO
ANGELOFABIO ATTOLICO
è dottore di ricerca in archeologia post classica presso l’Università degli Studi di Bari. Al suo attivo ha numerosi interventi in Convegni Internazionali e diverse pubblicazioni scientifiche in materia di archeologia e storia dell’arte medievale, con particolare attenzione all’età longobarda, alla viabilità antica e al fenomeno degli insediamenti rupestri.E’ un archeologo accreditato presso il Mibact ed ha lavorato alla realizzazione di diversi PUG (piani di sviluppo urbanistico generale delle amministrazioni pubbliche), con particolare attenzione alla conservazione dei tratturi.
È tra gli autori, nell’ambito dei beni culturali e ambientali, del piano strategico della Cultura della Regione Puglia 2017-2020 ed ha collaborato come consulente alla stesura di diversi bandi nazionali del settore turistico. Oggi si occupa di ideazione e sviluppo di prodotti turistici culturali, slow e green sia per enti pubblici che privati. Viaggiatore a piedi, ha percorso in Europa il Cammino Francese, Il Cammino del Nord, la Via della Plata, il Cammino Primitivo e in Italia, oltre diversi cammini del Mezzogiorno, la Via di Francesco.E’ ideatore, progettista e strutturatore del Cammino Materano e della Via Traiana e delle reti d’impresa connesse. È cofondatore della rete regionale Cammini di Puglia e di quella nazionale Cammini del Sud.
In Itinere è una associazione e una cooperativa costituita da professionisti dei beni culturali e ambientali che hanno fatto una scelta diversa, in controtendenza: non emigrare, ma diffondere a Sud la cultura e l’esperienza del viaggio a piedi soprattutto attraverso la strutturazione di cammini.
Intraprendere un viaggio a piedi nel terzo millennio è un atto di resistenza contro la velocità della modernità.
La lentezza permette il recupero di una condizione più armonica dell’esistenza, attraverso la riappropriazione del proprio tempo e di ritmi di vita più consoni all’essere umano. Non importa che si parta per fede o per conoscenza, la dimensione esperienziale del viaggio lento è la vera destinazione, la chiave per la comprensione di se stessi e del mondo circostante Camminare è un atto antico quanto l’uomo.
Mettersi in cammino significa quindi riconciliarsi con noi stessi, con gli altri, con la natura, con il territorio in cui si vive e con la sua storia.
MATARRESE
JORGE OMAR SOSA
Musicista argentino con formazione classica che mistura tango e folklore argentino con elementi del jazz e blues. Emigrato in Europa con la chitarra e il mate, senza quasi nessun contatto e quasi senza soldi, facendo amicizia e suonando con tanti musicisti di diversa estrazione. Residente in Italia dal 2005 ha suonato praticamente in tutto il territorio italiano comprese le isole, anche in paesi vicini come la Francia, l'Olanda, la Spagna, e non così vicina come Arabi Uniti UEA. Album :"A tempo rubato" , "Canto a la Nueva Era" "Me lo pedía el corazón". vendita online. Libri: San Mongo City