Laboratorio Via Appia


CONTRIBUTI

Di solito mi muovo sull'acqua. Con barche di legno, con sci di legno e con il vento. Senza motori in mezzo. Dolce, salmastra, salata, umile et casta ed anche no, ghiacciata e dura. Come sul ghiaccio artico…
Trovarmi a Gravina, roccia piena di buchi, scavata, incisa, penetrata da un antico torrente, vicino all'Ofanto, navigato con Paolo durante le riprese di Via Appia, ecco mi fece sentire strano. Mi piacque tantissimo. Sospesa e aggrappata, bellissima. Con troppe macchine rumorose che la insultavano. Sotto c'era il silenzio ma sopra era insultata da quelle scatole di latta così confortevoli.
Arrivo via mare e terra a Gravina da un lungo viaggio via mare e da amare ogni giorno. Un viaggio duro e dolcissimo.
Ecco vengo a Gravina per re incontrare Paolo e incontrare voi tutti e apprendere.
Grazie per avermi invitato.
Giacomo De Stefano

L'Italia ha una geografia complessa e un'orografia speciale e una diversità ricca e strana. Tuttavia spesso ci si concentra sulla pianura, la dove lo sguardo segue pochi punti e pochi concetti, spesso ripetuti ma non provati.
Un'indagine più accurata dovrebbe prevedere una geografia nomade, ossia un narratore mosso dal desiderio e dalla curiosità di spostarsi in verticale e in orizzontale e senza una trama precisa, registrando gli umori e i sentimenti dei luoghi e gli affetti che legano o slegano le persone.
Antonio Pascale

Quella moltidudine erano pensieri viandanti una strada antica poteva scoprirsi o essere scoperta, ponte dei mondi tra oriente e occidente, tra l’alto e il basso percorribile attraverso tutte le storie del passato e del presente. Ma quale futuro? Sarebbe arrivato l’ inverno poi la primavera e l’estate piena di sole che nella grotte della Grave trova sempre riposo e poi l’autunno per ricominciare. Gravina è il cuore di questo cammino, lo è sempre stata e lo sarà ancora, pelle di pietra , corteccia di albero sonno di buio e luci, vento in feconda danza con la foglia che è casa e viaggio insieme con il suo andamento che dal basso va nell’alto a toccare il cielo che la contempla e ne gode. Cambia forma lei ma non sostanza.
Jelly Amar Atma

Il viaggio che ho intrapreso nel 2009 sull’Appia antica e il tratturo Melfi-Castellaneta è un continuo errare. L’antico percorso, in questi giorni, mi conduce in una scena nomade, dove gli incontri con altri viaggiatori si infittiscono come un sistema di percorsi che disegnano un territorio.
L’Appia attraversa una terra spesso calpestata da distrazioni collettive che generano luoghi dimenticati, degradati, invisibili, senza confini precisi, scrigni di memorie e di frammenti di vite. E’ uno di questi luoghi marginali che Paolo De Falco mi ha invitato a rappresentare, visibile dall’Appia antica, invisibile alla città.
CRP – Centro raccolta profughi è un racconto di immagini su paesaggi sonori, costruito con Francesco Massaro, Mariasole De Pascali e Walter Forestiere.
Sante Cutecchia

Cammini di conoscenza / Laboratori di futuro per segni in estinzione
Non c’è una via Appia perduta!
Quel che resta della Regina Viarum, dei suoi 2319 anni oggi, è l’Appia con il carico di manomissioni, aggressioni vandaliche, distruzioni, furti di basoli, di pietre e marmi da monumenti funebri, persino di ossa da sepolcri ritrovati…
E’ un corpo la cui malattia, iniziata sin dai tempi antichi, porta ad una lenta agonia per ignoranza di molti, e soprattutto per incuria e malgoverno della cosa pubblica, abbandonata alla rapacità di tanti che se ne appropriano aggirando leggi deboli e inadeguate.
Se qualcosa resta, lo dobbiamo ai risultati ottenuti da denunce e lotte, condotte soprattutto nel secondo Novecento, da alcuni studiosi, dotati di raro ed esemplare senso civico. Valga su tutti la voce appassionata e l’azione instancabile dell’archeologo e pubblicista Antonio Cederna (1921-1996), che dedicò la maggior parte del suo impegno ad arrestare il devastante processo a carico dell’Appia e, più in generale, dell’ambiente paesaggistico e dello spazio urbano.
I suoi scritti (si contano 2600 articoli) possono offrire un timone ideale, non solo per giovani studiosi e ambientalisti, ma anche per quanti oggi si dedicano alla promozione e organizzazione di cammini volti sia alla rivisitazione di strade mitiche - come quella per Santiago di Compostela, la Via Francigena, la Via del Volto Santo - sia alla riscoperta e rivalutazione di vie e luoghi limitrofi meno frequentati o anche alla diffusione di una moderna cultura paesaggistica.
Un minimo di note storiche e descrittive o una semplice mappa con l’itinerario sembrano sufficienti per intraprendere il cammino in gruppo o, più raramente, da solitari. Si ritorna carichi di foto da ritoccare, prima di condividerne la visione in dopocena amicali… Quanto raramente si riportano, invece, taccuini con disegni o annotazioni di sensazioni, impressioni, emozioni, riflessioni, segnalazioni, commenti! E già si pensa al nuovo cammino!
Aumenta il numero dei camminatori e degli ambientalisti, e ugualmente quello dei ciclisti. A muoverli è soprattutto il bisogno di svagarsi, fuggire da città maleodoranti e malsane, evadere da un sé insoddisfatto/depresso, cercare la “bellezza”, socializzare…Di questo si nutre il turismo di massa, magari con qualche positiva ricaduta sui comportamenti individuali.
Vorremmo, invece, che si trovassero strumenti e modi per innescare cambiamenti profondi e duraturi, anche diffusi, che generino un sentire e un agire individuale nutrito di conoscenza e consapevolezza, al fine di una partecipazione socialmente vigile, attiva e combattiva. “La lotta per la salvaguardia dei valori storico-naturali del nostro paese è la lotta stessa per l’affermazione della nostra dignità di cittadini, la lotta per il progresso e la coscienza civica contro la provocazione permanente di pochi privilegiati onnipotenti.” (A. Cederna, 1961).
Oggi intervengono Istituzioni, come il Mibact, a sostenere progetti per la rivalutazione anche delle antiche strade del Sud, tra le quali emerge il segmento dell’Appia tra Benevento e Brindisi. Scena no made, il progetto ideato da Paolo De Falco dell’Associazione GradZero, ha individuato e proposto un cammino di esplorazione creativa lungo i tratti viari che in Puglia coinvolgono Gravina e Polignano a Mare. Una proposta che animerà l’intera città e, in particolare, lo scenografico paesaggio carsico di Gravina, espressione di una natura ricca ed “esempio di come nel corso dei millenni, l’uomo ha saputo abitare i luoghi consapevolmente, vivendo in maniera sostenibile il rapporto con acqua e pietra che caratterizzavano e modellavano il territorio” (Guida alla città storica e al territorio Gravina in Puglia città di acqua e di pietra, a cura di Marcello Benevento).
In questa premessa è il senso del mio contributo al progetto Scena no made, che può diventare un Laboratorio di futuro per segni in estinzione, a partire da Gravina in Puglia.
Penso a percorsi come esperienza immersiva, che metta in gioco l’attitudine sensoriale e quella emozionale, il sapere intuitivo e quello razionale, rendendo così possibile una sinergia creativa individuale e di gruppo.
Esigue tracce della Via Appia Antica portano a Gravina. La sua storia e la sua morfologia ne sono state segnate? E’ un segmento di ricerca possibile, ma non è quello che qui propongo.
Seguo la fascinazione e l’attrazione prodotte in me dalla veduta panoramica dell’habitat rupestre di Gravina sulle sponde della profonda gola scavata dal torrente da cui prende il nome, le emozioni e le sollecitazioni a scendere/salire, entrare/uscire, interrogare/ascoltare, immaginare/creare. Scelgo, quindi, questo come il luogo ideale da cui avviare un percorso diverso di conoscenza creativa, a partire dall’immersione nel territorio, attivando laboratori di sapere e creazione artistica. Nel percorso dei laboratori si formano comunità creative e operative nel territorio e per il territorio.
Sull’orlo del tempo: dal passato al futuro, tramite il presente. Una prospettiva da consegnare al divenire dell’universo. Un “divenire” in cui le categorie di passato-presente-futuro perdono quel carattere di rigida separazione con cui le viviamo per svolgersi nel fluire dell’esistenza, nel continuum cosmico dell’energia, del respiro, della voce, del suono.
Un esempio di laboratorio a tema: Dalla percezione auditiva e visiva del paesaggio naturale alla creazione di suoni, musica, danze, visioni.
Di solito per ricostruire realtà antiche ci si avvale dell’esame di reperti, qui si parte dal paesaggio e dagli ambienti che, creati dallo scorrere dell’acqua da tempo ancestrale, stanno lì tuttora, abitati dal vuoto e dal silenzio.
I segni in estinzione suggeriscono i modi della vita quotidiana comunitaria vissuta in queste cavità e attraggono a fermarsi per immaginare, sapere…
Suggeriscono anche l’esistenza di suoni, musiche, canti e strumenti con i quali gli abitanti di queste cavità presumibilmente si accompagnavano in situazioni di festa o di rituali. Disponendosi all’ascolto del silenzio e lasciando muovere lo sguardo tra pieni e vuoti, luce e ombra, sotto e sopra, possiamo immaginare una corrispondente cadenza sonora, un ritmo… e, ugualmente, ascoltando l’acqua che scorre e gorgoglia, lenta o impetuosa, mentre continua a scavare la roccia e a nutrire una ricca vegetazione e gli animali che ci vivono.
Un luogo ideale per immaginarsi come acqua-vento-roccia-albero-animale, riprodurne le differenti e mutevoli sonorità e voci. Per cercare o costruire oggetti sonori e/o strumenti musicali più o meno corrispondenti a quelle. Per comporre musica, poesie, narrazioni. Per dare luogo a performances musicali con voci e strumenti, magari immaginando riti propiziatori per una guarigione, il raccolto, la caccia, la pesca…
Le creazioni musicali possono essere accompagnate da un video sul materiale visivo che lo ha ispirato.
Per l’approccio visivo, il percorso creativo è analogo.
Altri laboratori in fieri:
°Un nuovo pensiero antropologico ed ecologico
°°Una mappa narrativa per Gravina. Leggende, racconti e canti popolari
Rita Scrimieri