Ho fatto un sogno. Un gruppo di persone si radunavano. Volevano camminare. Andare da qualche parte…
O forse dovevano farlo, qualcosa le richiamava, le spingeva.

Essere mossi è un’esperienza profonda.

Al mio risveglio mi sono chiesto: ma c’è una strada che è capace di fare questo? C’è una strada da qualche parte, oppure bisogna trovarla?

La Via Appia esiste. La Via Appia non esiste. Per questo, forse, è come uno schema divino.
Del resto, per poterla percorrere, non credo che bastino solo delle indicazioni stradali, delle organizzazioni che circoscrivano questa strada così antica e magari la usino, la curvino a loro piacimento. Penso, sento, che essa è dentro, non fuori, che, solo attraverso un percorso segreto, la si può trovare davvero. Una via interiore.

Per percorrere una via bisogna abbandonarla… qualcuno ha detto.
Dunque, perché non considerare la regina viarum come un pretesto, una traccia, un pensiero creativo perfino? Un pensiero dei sensi, una forza capace, appunto, di spingerci e condurci verso l’esplorazione, il contatto, la resa, lo smarrimento e il ritrovamento.

In questi anni confusi e difficili, molti professano l’attaccamento alle radici, altri l’abbandono alla liquidità. E spesso, queste invocazioni, restano solo tentazioni, parole.
Scienza, sentimento, sostenibilità, infinita possibilità, sembrano tutti parametri impigliati, onde di probabilità di un caos che ha ricoperto il mondo. O forse no? Forse il mondo è più vicino a una specie di vuoto che da qualche parte aspetta e ci contiene.
Una strada è… vuota. Anche se la dimentichiamo, la oltraggiamo, la copriamo, resta lì… sotto tutte le “meraviglie” e tutte le macerie. Resta underground.

Ma l’underground si muove, scorre…come l’acqua trova il modo per emergere ora qui, ora lì… L’underground sfugge alla censura della storia.
Così se la scena che appare è prima di tutto nomade, inarrestabile, se nonostante i tanti strati che la appesantiscono, essa dà la sensazione di essere no made, in divenire, vuol dire, allora, che la scena ci guarda, ci osserva, ci aspetta.
Il suo punto di vista dinamico è il suo potere che potrebbe prendersi la nostra volontà.

Proviamo a concentrarci allora.
Alzatevi!! Siete sotto tiro, diceva un artista all’inizio del Novecento.
Chissà se il suo proposito non fosse quello di minacciare ma piuttosto di invitare…

Venite allora a cercare con noi questa strada.
Gravina sarà il cuore, il centro da cui partire, lei così bella e perduta, così sopra il mondo e così sotto, così secca e così piena d’acqua, così dorata e lunare. Forse insieme troveremo una strada da qualche parte e sarà come vedere una vecchia balena bianca in via d’estinzione, una nuova creatura venuta al mondo, un antico pensiero di conquista rimasto impigliato alla deriva. Qualcosa che si libererà nel nostro corpo per camminare con noi verso il mare… o verso la terra, poco importa.

P. De Falco